IN CORSO

Mostre in corso

MILANO

Giovanni Hänninen. Layered Mumbai. A preview

inaugurazione 31 maggio ore 18.30 • Milano

01.06 – 27.07.2018

Mumbai è la dodicesima città più ricca al mondo per prodotto interno lordo. Al tempo stesso è luogo di disparità estreme. In un decennio la sua popolazione è più che raddoppiata. Solo negli ultimi cinque anni, gli abitanti sono passati da 16 a oltre 22 milioni di cui oltre il 55% vive in slum: quartieri ad altissima densità composti da edifici fatiscenti, spesso privi di servizi di base come acqua, fogna, elettricità. Sono stati costruiti al di fuori di ogni regola scritta, spesso sfruttando spazi interstiziali fra altri edifici, infrastrutture, barriere naturali.

Nel frattempo Mumbai, in una corsa all’inseguimento di una delle crescite più repentine della storia, è alla ricerca di luoghi per nuove torri e nuove infrastrutture. I grattacieli si fanno spazio recuperando – riabilitando, dicono – le aree occupate dagli slum. Poco importa che parte della storia della città e grande parte dell’economia risieda ancora lì, in quegli slum, dove non vivono soltanto disperati, ma operai, medici, avvocati e tutti gli altri ruoli alla base di ogni sistema sociale ed economico.

La ricerca fotografica condotta da Giovanni Hänninen nasce da una collaborazione con Studio Mumbai Architects e mette in luce la stratificazione urbana della città di Mumbai. Il lavoro fotografico in mostra è l’inizio di una ricerca che vuole creare un atlante che usi la fotografia come strumento per l’analisi delle dinamiche della città.

MONZA

EDGARDO MANNUCCI. Orizzonti cosmici

via Carlo Alberto 40 • Monza

visita guidata e cocktail 8 maggio 2018 ore 18.30

Montrasio Arte è lieta di presentare la mostra dello scultore Edgardo Mannucci (Fabriano, 1904 – Arcevia, 1986), Orizzonti Cosmici, a cura di Lorenzo Fiorucci. In mostra una selezione di tredici sculture realizzate dall’artista nel secondo dopoguerra. Mannucci può essere considerato un interprete vitale e fecondo della scultura del secondo dopoguerra italiano, ancora in attesa di un giusto riconoscimento tra i grandi scultori della storia dell’arte italiana. Dopo una prima formazione maturata accanto ai Futuristi italiani, Mannucci comincia a elaborare una scultura concepita per assemblaggio e saldature di ferri di recupero, nei quali incastra preziosi vetri di Murano. La scultura per Mannucci è infatti da un lato il mezzo per immaginare il macrocosmo, dall’altro lato un elemento esistenziale, problema vissuto, rappresentazione tangibile del pericolo atomico dopo le bombe giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. È su questi temi che l’artista alleggerisce, con un’inventiva libera da statiche convinzioni, la scultura di quegli anni, partecipando con Ettore Colla, Berto Lardera, Franco Garelli tra gli altri, al recupero dell’oggetto di scarto. Mentre è con l’amico Alberto Burri, che lo scultore marchigiano condivide la forza dirompente della fiamma impiegata come strumento per definire i contorni spaziali in sostituzione della matita. Con Mannucci si dissolve il concetto di scultura intesa come puro volume, in favore di forza e movimento: una scultura capace di descrivere un’idea cosmica di energia e in cui la materia plasmata con fiamma ossidrica e saldatore diventa protagonista in quanto linea – forza sospesa nello spazio.

Edgardo Mannucci, nasce a Fabriano in Italia, nel 1904. Terminato il servizio militare, nel 1927 parte definitivamente da Fabriano per trasferirsi a Roma e lavorare nello studio dello scultore Zaccagnini. Si iscrive al Museo Artistico Industriale, una prestigiosa scuola sperimentale diretta da Giovanni Prini diplomandosi nel 1929. All’inizio degli anni Trenta conosce Balla ed inizia a frequentare la sua casa dove incontra Filippo Tommaso Marinetti e altri artisti del gruppo futurista, che influenzeranno le sue opere del periodo postbellico. Nel 1940 viene inviato a combattere sul fronte albanese, dove combatte fino al 1943 quando, distaccato sul fronte greco, viene ferito, e poi, dopo l’8 settembre, fatto prigioniero a Creta dall’esercito tedesco. Nel 1944, terminata la prigionia, torna in Italia. Nel secondo dopoguerra, dopo un breve ritorno al naturalismo, la sua ricerca si fa sempre più astratta. È vicino al gruppo romano “Origine”, formato da Ballocco, Burri, Capogrossi, Colla. Dal 1954 al 1972 partecipa a diverse edizioni de La Biennale di Venezia; dal 1931 al 1986 è a diverse edizioni de La Quadriennale di Roma. Negli anni cinquanta e sessanta espone a Roma, Pittsburgh, Dallas, Melbourne, Cairo, Lisbona, Teheran. Sue opere si trovano in collezione permanente presso: Kröller Müller di Otterlo, Museum of Modern Art di Buffalo, Museum of Modern Art di New York, Museum of Modern Art di Dallas, Museo Civico di Fabriano, Museo Civico di Macerata.