SALVATORE SCARPITTA (1919-2007)

Artista americano come LeWitt, ma come lui legato alle vicende dell’arte italiana del dopoguerra. Nato a New York nel 1919 dal 1936 al 1958 vive a Roma. A partire dal 1950, i disegni – realizzati con tecniche insolite, sperimentando nuove consistenze materico-cromatiche, trasformando in pigmento materiali impropri – consentono di individuare il percorso progressivo dell’esplosione della forma. Attraverso il portato della plasticità cubista e futurista, l’artista individua l’espressione della forma per sezionare l’immagine precostituita ed infonderle la vitalità della vita.
Il disegno è forma in azione, conflitto tra le forze strutturanti dei segni «è una stretta la cui intensità contiene la dinamica della propria esplosione». Nel 1959 espone le sue tele realizzate con bende e fasce di tessuto, che saranno fra le sue opere più note. Agli inizi degli anni Sessanta costruisce due auto da corsa , presto divenute una sua cifra stilistica. Negli Stati Uniti frequenta i maggiori artisti del tempo, da Mark Rothko a David Smith, Willem de Kooning, Conrad Marca-Relli, oltre a critici come Harold Rosenberg. Ma una larga parte della sua attività ha come palcoscenico l’Italia, dove Scarpitta frequenta gli artisti più innovatori ed aperti al panorama internazionale, da Alberto Burri a Piero Dorazio, Fontana, Turcato, Consagra. E’ presente con sale personali alla Biennale di Venezia del 1972 e del 1993.