CLAUDIO COSTA (1942-1955)

Claudio Costa nasce a Tirana e fin dal 1969  si propone all’attenzione della critica nazionale ed internazionale per la sua ricerca artistica rivolta agli scenari antropologici della cultura. Il suo linguaggio, legato dialetticamente alle ipotesi concettuali di Marcel Duchamp, presenta delle tipologie che saranno presto seguite da altri artisti americani ed europei che, sotto la sua “guida”, andranno a comporre di lì a poco una tendenza divenuta famosa come “arte antropologica”. La presenza alle grandi rassegne degli Anni Settanta, come Documenta di Kassel, pongono in luce il ruolo di Costa come riferimento di artisti quali Simmons, Sonfist, Anne e Patrick Poirer, Berholin ed altri ancora. In particolare Claudio Costa lavora sulle tracce della presenza umana, riaffioranti dalla preistoria e giunte fino a noi in forma di reperti culturali. In relazione ad essi l’artista genovese innesta i processi della memoria proustiana, della frantumazione del linguaggio del Dadaismo e di Joyce, inaugurando peraltro una sorta di work in regress che ne caratterizza tutto il percorso creativo. La sua ricerca va letta in relazione ai ready made duchampiani, all’arte povera italiana, all’arte concettuale americana, senza tralasciare una riflessione originaria rivolta al clima esistenziale dell’Espressionismo astratto internazionale. Le sue “enciclopedie” della preistoria, le sue tele “acide”, i suoi oggetti agricoli hanno trovato una straordinaria congiunzione in opere in cui l’assemblaggio ed il diretto intervento dell’artista sulla materia sembrano allearsi in vista di una straordinaria surrealtà, laddove presente e passato si sviluppano senza soluzioni di continuità. Di lui hanno scritto i maggiori critici italiani ed europei: da Corrado Maltese ad Achille Bonito Oliva, da Renato Barilli a Rossana Bossaglia, da Rudi Fucs ad Arturo Schwarz ed altri ancora. Di fatto Claudio Costa è uno degli artisti più significativi dell’arte italiana ed europea ed è una figura altamente rappresentativa dell’arte del secolo.